Lo Specchio

marijuana in casa: attenti ai coltivatori diretti!

"Cornuto e mazziato" come dicono a Napoli. È capitato al povero Giacomo (tralasciamo il cognome per non procurargli altri imbarazzi) al quale non solo hanno distrutto la casa che aveva dato in affitto, ma si è visto recapitare una bolletta della luce di oltre 2mila dollari. Come può accadere una cosa del genere? Semplice: Giacomo - e non è capitato solo a lui - ha dato in affitto una seconda casa ad un "coltivatore diretto", o meglio a chi, o per diletto o per profitto (ma è quasi sempre per profitto) si è dedicato con infinita passione alla coltivazione domestica di marijuana. Per poco più di un anno nessuno si è accorto di nulla. L'inquilino pagava regolarmente l'affitto, e per di più in contanti per la gioia di Giacomo. Un bel giorno però il nostro coltivatore è stato pizzicato. Di lui non si è saputo più nulla anche se è presumibile ritenere che dopo qualche giorno di galera sia tornato il libertà dietro versamento di una cauzione di 5 o 10mila dollari. Poco o niente considerando che una coltivazione "indoor" di mariuana frutta mediamente ogni anno ben oltre un milione di dollari. E il povero Giacomo cosa c'entra in tutto questo? C'entra eccome! Innanzittutto, prima di essere messa in vendita o data in affitto, la casa dovrà avere i requisiti di abitabilità e idoneità igenico-sanitaria. In secondo luogo sarà lui, proprietario, il responsabile del pagamento della bolletta elettrica. Senza contare che in casi estremi, quando i danni sono ingenti, la municipalità può decidere l'abbattimento dell'abitazione. Povero Giacomo!

11 luglio 2008