a colloquio
con il CONSOLE GENERALE BARDINI
la NOSTRA COMUNITÁ ED il SUO FUTURO
Sono trascorsi diciotto anni da quando l'allora Console aggiunto Gianni
Bardini ha lasciato Toronto per diversi incarichi in altri paesi. Oggi
vi ritorna nella veste di Console Generale trovando una comunità
italiana molto cambiata. "Vi sono espressioni associative nuove,
con le quali ho già avuto alcuni contatti - afferma - e uno degli
aspetti su cui sarebbe opportuno interrogarci è il loro futuro".
In passato il fulcro delle nostre comunità, sia in Canada come
in altri paesi, era la struttura asso-ciativa delle prime gene-razioni
che rispondeva a certe esigenze "difensive", in quanto chi
arrivava in un paese straniero soprat-tutto per il fatto che non conosceva
la lingua si trovava a suo agio proprio in questi club o asso-ciazioni,
"protetto" rispet-to all'ambiente esterno. Oggi queste esigenze
non esistono più e la nostra comunità sta' attraver-sando
una fase di tran-sizione tra la prima e le altre generazioni.
"Si tratta di vedere come transitare questo patri-monio di valori
che ab-biamo nella struttura asso-ciativa" - afferma Bardini -
sottolineando tuttavia che "una comunità che non si riunisce
non esiste. Esiste una collezione di individui, ma perché que-sta
collezione di individui diventi una comunità è necessario
che si aggreghi, che condivida, che con-partecipi".
Nella lunga conversa-zione avuta nella sede del nostro giornale, Bardini
ribadisce più volte questo concetto.
E per far conoscere il suo pensiero il Console Gene-rale ha incontrato
i pre-sidenti e i dirigenti delle principali associazioni, i quali in
effetti ricono-scono che ormai le attività interne dei club e
questo legame che è prevalen-temente di tipo personale non vengono
sentiti dalle nuove generazioni.
Per Bardini sarebbe op-portuno fare rete al fine di promuovere alcuni
pro-getti. Sottolinea che non si tratta di una fusione o di una aggregazione
delle associazioni esistenti.
"Sarebbe sbagliato e im-possibile parlare di amal-gamare la comunità".
"È giusto invece che ognuno mantenga la propria iden-tità,
in quanto le diversità hanno un valore impor-tante, considerando
anche i legami che alcune delle federazioni mantengono con gli enti
territoriali in Italia, legami che favori-scono i programmi a li-vello
regionale".
Per il Console Generale sarebbe comunque auspi-cabile avere una maggiore
compattezza al fine di promuovere dei progetti in cui le associazioni
pos-sano collaborare. In pro-posito Bardini ricorda la manifestazione
unitaria negli USA del Columbus Day o la Società Storica di Melbourne
(città dove ha svolto il primo incarico come Console Generale)
dove le associazioni in stretta collaborazione fra loro hanno creato
un mu-seo storico dell'immigra-zione italiana, osservando con un certo
rammarico che una analoga iniziativa nata tre anni fa a Toronto ha trovato
finora poco ri-scontro.
“Non è necessario partire con grandi idee. Inizial-mente
potrebbero essere avviati anche dei progetti di carattere sociale. L'im-portante
è arriviare ad una migliore conoscenza re-ciproca”.
È evidente che gli Italiani si sono ormai integrati, soprattutto
quelli che ap-partengono alle nuove generazioni. "Dentro di loro
si sentono Italiani, ma non sentono l'esigenza di proiettare questa
fierezza verso l'esterno".
“Secondo le stime del-l'Unesco, l'Italia vanta il 70-80% del patrimonio
culturale di tutto il mondo. Ciò dovrebbe essere un motivo in
più per il mon-do giovanile per riven-dicare con fierezza la
propria identità, non in contrapposizione con l'ambiente esterno,
ma per arricchirlo in un rapporto di interscambio. I giovani - secondo
Bardini - do-vrebbero diventare sog-getti autonomi. "Dovreb-bero
essere loro che si gestiscono, non essere semplicemente destinatari
di un beneficio".
Ed egli auspica che un giorno si possa arrivare ad un'associazione giovanile
in grado di stabilire un network con l'Italia per interscambi culturali,
di studio e commerciali, un veicolo tramite il quale i giovani possano
cono-scere meglio l'Italia. E conclude con questo pen-siero: "La
nostra comunità dovrebbe arrivare ad una maggiore capacità
di agire insieme per poi fare, una volta consolidata questa collaborazione,
dei pro-getti che abbiano poten-zialità verso il futuro, per
sopravvivere nel futuro”. Giorgio
Beghetto

Il Console Generale, dott.Bardini, a colloquio con Sergio Tagliavini
e Giorgio Beghetto