FESTA DELLA REPUBBLICA
IL SALUTO DELL’AMBASCIATORE
Care Italiane e cari Italiani, il prossimo 2 giugno la Repubblica Italiana
compirà 62 anni.
Celebriamo quel giorno del 1946 quando il popolo italiano fu chiamato
a scegliere fra la Mo-narchia e la Repubblica; i nostri padri e nonni
scelsero la Re-pubblica, che dopo due anni seppe darsi una Costituzione
fondata su principi di libertà e di democrazia e sulla quale
il nostro Paese ha costruito un impetuoso percorso di crescita e sviluppo
economico, sociale e culturale, allora insperabile.
Queste ricorrenze offrono usualmente l'occasione per fare un bilancio
dei risultati ottenuti e degli obiettivi che ancora abbiamo davanti.
Un dato di fondo mi preme sottolineare: il cammino in questi decenni
è stato lungo e difficile, grandi i sacrifici sopportati, ma
dobbiamo essere fieri dei progressi compiuti. Da Paese distrutto dalla
guerra, nello spazio di due generazioni l'Italia è diventata
una delle maggiori potenze mondiali, che svolge un ruolo primario in
seno alla famiglia delle Nazioni europee, in cui si riconosce con una
propria fisionomia.
E' una società senza paragone più omogenea, più
istruita, più civilmente matura; che ha saputo imporre il suo
stile di vita nel mondo. E che eccelle in molti campi, come design industriale,
alte tecnologie, moda, industria alimentare, meccanica automobilistica
di qualità e tanti altri.
E' un risultato di cui tutti dobbiamo essere legitti-mamente orgogliosi:
sia quanti di noi vivono nei confini nazionali, sia quanti sono stati
costretti dalle vicende della vita a trasferirsi all'estero, come Voi,
Italiani che risiedete in Canada. Ciascuno ha dato il suo contributo
per fare grande l'Italia !
Anche quest'anno, per la seconda volta, siete stati chiamati a concorrere
al rinnovo del Parlamento nazionale, partecipando attivamente al destino
della Nazione; vostri Rappresentanti faranno sentire la vostra voce
in Italia, saranno portatori delle vostre esigenze e delle vostre aspettative.
Ma una cosa non potrete delegare: nessun Rap-presentate potrà
mai sostituirsi al vostro impegno diretto per mantenere vivi la vostra
identità ed il ricordo dei valori e della tradizione della nostra
gente.
Nel messaggio dello scorso anno mi ero soffermato sull'importanza che
riveste la salvaguardia della conoscenza della nostra lingua come strumento
che vale a perpetuare la tradizione; ed avevo sottolineato pure come
senza uno sforzo da parte della comunità italo-canadese questo
risultato non si sarebbe potuto raggiungere. A distanza di oltre un
anno, è possibile tracciare un primo bilancio, evidentemente
ancora provvisorio, della nostra azione. Pur tra inevitabili vischiosità,
e qualche resistenza, un dato complessivo emerge con chiarezza e desidero
portarlo all'atten-zione di tutti, anche in occasione di questa importante
ricorrenza: l'iniziativa sta piacendo, principalmente alla generazione
di mezzo, quella dei genitori degli attuali bambini, che in famiglia
hanno sentito parlare quasi esclusivamente il dialetto e che per i propri
figli hanno mostrato di desiderare un insegnamento dell'italiano. Sono
circa 2 mila gli studenti che si sono avvicinati all'italiano per la
prima volta e diverse centinaia quelli che hanno già manifestato
interesse ad iscriversi alle nuove classi il prossimo anno scolastico.
L'obiettivo della nostra azione di risvegliare il desiderio delle famiglie
per la preservazione del loro heritage, oltre a quello di fare intravedere
sbocchi di studio e professionali per i giovani che non avranno perso
il contatto con la nostra lingua, sembra quindi avere successo.
Italiane ed Italiani, in questa ricorrenza in cui ricordiamo il legame
con la Madrepatria e ci impegniamo a tramandare questo sentimento alle
generazioni più giovani, esorto tutti voi in questo sforzo di
mantenere vivo e di rafforzare il rapporto di vicinanza spirituale con
l'Italia, sentendovi parte di questa comunità !
Auguriamoci tutti che il nostro Paese continui a crescere ed a progredire,
ricco di valori, di capacità di innovazione e di fantasia.
Viva l'Italia!
L'Ambasciatore d'Italia
Gabriele Sardo